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Alzai gli occhi per guardare le bandiere e… non potevo credere a quello che vedevo.

“I bisogni sono tanti, ma non devono essere la mia guida. Devo andare dove Dio vuole…” Questo era il mio pensiero negli ultimi mesi del mio primo anno di missione. Le offerte per rimanere a lavorare come missionaria in Inghilterra non mancavano, sia al centro di formazione che in chiesa. Un posto “sicuro”, perchè da quelle parti il lavoro del missionario è sostenuto e compreso, anche se il missionario in questione è donna. Dio mi spingeva in Italia, terra che per me aveva difficoltà ministeriali ed economiche, in questa terra dove non vengono sostenuti in genere nemmeno i pastori, come potevo pretendere? Missionaria donna… quante critiche e sofferenze mi aspettavano dietro l’angolo in questa mia amata patria? Ministero di evangelizzazione creativa? Durante la metà degli anni novanta era fantascienza proporre questo tipo di cose da queste parti. Ma Dio aveva scritto la parola ITALIA nel mio cuore in modo così forte, che sapevo che dovevo andare in questo paese. La conclusione dell’anno di missione si tenne in Germania, un grande convegno, 1500 giovani, vediamo arrivare sul palco le grandi bandiere dei paesi che sarebbero stati evangelizzati, chiusi gli occhi e pregai per l’ultima volta: “Signore devo andare in Italia? Mi vuoi lì? Questa tua figlia è debole ed ho bisogno di un segno chiaro…amen” Alzai gli occhi per guardare le bandiere e… non potevo credere a quello che vedevo. La bandiera italiana era proprio accanto alla bandiera inglese, che coincidenza, poi di colpo la bandiera inglese si stacca e cade… delle due solo quella italiana rimane su… guardo esterefatta… lacrime

Sono di ritorno da un periodo di tempo abbastaza impegnato, Scozia, sud Inghilterra e Germania sono state le mie tappe. In Scozia abbiamo fatto due principali programmi sulla nave Logos 2, ed in entrambe abbiamo fatto il pienone: più di quattrocento biglietti venduti per serata, ogni pomeriggio il nostro team si divideva in due, così coprendo due parti differenti della città facevamo programmi all’aperto ed ogni sera programmi in un caffè bar …. è stato un periodo eccellente dove abbiamo visto venire una trentina di persona a Cristo.

Il periodo in Germania è stato differente… sono stata coinvolta tre ore al giorno insegnando lavori creativi in alcuni workshop che ho guidato a teen street, la conferenza per giovani dove avevamo circa 700 adolescenti….poi sono stata coinvolta nelle serate sul palco….

Domani partirò per il Galles per l’ultima missione in Gran Bretagna, dopo di che il Signore mi chiama a lavorare nella mia bella Italia, farò parte del team di evangelizzazione per un anno… il mio tempo qui è stato eccellente, ho imparato molto, sono stata nel posto giusto al momento giusto, gloria a Dio che sa cosa è meglio per i suoi figli, saluto l’Inghilterra con tristezza nel cuore, questo posto dove lascio ricordi davvero speciali che mi hanno segnato la vita e che mi rimarranno per sempre nel cuore.

Che anno stupendo, quante avventure: spettacoli nelle piazze e nelle scuole, persone venire a Cristo; ancora lo ricordo quel ragazzo di colore che studiava giurisprudenza a Londra, dopo il programma in chiesa lo accompagnai ai piedi del Signore per riceverlo nel proprio cuore, che bello vedere come Dio è padrone della messe, io stavo solo raccogliendo un frutto maturo che Dio aveva curato per tanti anni: ” Mi stai dicendo le cose che dicevano i missionari buoni nel mio paese giù in Africa” mi diceva. Che bello imparare che anche un solo nostro sorriso nel nome di Cristo può portare le persone un passo più vicine a Dio, un frutto che a suo tempo qualcuno raccoglierà, questo ci dovrebbe mantenere umili operai. Poi ricordo ancora quel pranzo di pasqua, seduti per terra a mangiare una fetta di pane con una mela, quanti bei ricordi nelle preghiere, nelle risa e nella mano amica, pronta a sostenere nella difficoltà La notte quando mi capitava di stendere il mio sacco a pelo su di un pavimento di una chiesa fredda in Scozia, mi addormentavo con un canto nei miei pensieri : ” I miei anni più belli, voglio spender per te, per te mio Signore che moristi per me….” Dicevo a me stessa: -un giorno queste cose non le potrò più fare.- ed infatti è così, non sarei più in grado di sopportare quel freddo ed umidità e sono felice di aver speso così i miei anni più belli.

Quando partii per l’Inghilterra non avevo ancora chiaro quale sarebbe stato il mio paese di missione, certo non volevo fosse l’Italia, fin da ragazzina dicevo al Signore: ” Sono pronta ad essere mangiata dagli Zulu se fosse necessario, ma non voglio andare in Italia” La situazione qui era troppo complicata, non esisteva uno sbocco di servizio in quanto donna giovane, 15 anni fa al massimo alle donne veniva concesso di cantare, ed era proprio la cosa che non sapevo fare! Guardavo lontano, in paesi poveri, non volevo trovarmi incastrata di una situazione di chiesa stagnante come quella Italiana. Qualche mese prima ero stata in missione in Croazia durante la guerra, distribuivamo camion di viveri e portavamo l’Evangelo ai campi profughi, vedere tanta povertà e tanto bisogno mi fece credere che forse quello poteva essere il mio campo di missione, ma tutto era in “forse”.
Lì in Inghilterra, una volta a settimana si faceva la nottata di preghiera, ed un dipartimento diverso della missione doveva organizzarla, e quando toccò al mio team mi fu data l’occasione di presentare la situazione del sud Europa. Nel prepararmi per questo compito mi si aprì davanti agli occhi una situazione di una tale povertà spirituale che superava di gran lunga alcune nazioni Africane e Asiatiche, davanti alla realtà che in alcuni paesi perseguitati c’era una percentuale di credenti maggiore a quella Italiana, mi fece rendere conto di una situazione che avevo sottovalutato. Quando quella sera iniziai a parlare della realtà del sud Europa, Italia inclusa, mi si accese un fuoco che non so spiegare, un calore dentro che mi emozionava, ci emozionò tutti, molti hanno pregato con lacrime e passione quella sera, ed io da allora non potevo smettere di piangere quando pregavo per l’Italia, si era acceso un fuoco ed un’urgenza dentro di me, una passione per un paese dove io non sarei mai voluta andare…e sapevo che era Dio.
Che gentiluomo! Lui non ci forza in una strada che non vogliamo percorrere, ce ne fa innamorare, ci fa appassionare e ci accompagna in un cammino dove possiamo esclamare: Non era premeditato da me, è la tua volontà, com’è affascinante questa vita cristiana. Ah amata Italia che ancora non conosce l’Evangelo, alzando gli occhi sulla messe matura vedo le anime che brancolano nel buio, io, piccola inadatta e fragile, con un fil di voce sopraffatta da tanto bisogno, posso solo dire: Manda me!

Una volta arrivata al centro mi fu mostrata la mia stanza che condividevo con altre tre ragazze, una olandese, una coreana ed una americana.
Mentre ero in stanza da sola bussarono alla porta e mi bloccai perche’ non sapevo come dire avanti, alla fine andai ad aprire di persona, mi resi conto in quella circostanza di quanto fosse povero il mio inglese, lingua che peraltro avevo imparato solo perche’ avevo esperienze di diverse evangelizzazioni estive con gruppi stranieri. Avevo trovato un ripiego e per le necessita’ impellenti parlavo in francese con la ragazza olandese, ma per il resto non fu affatto facile. Grazie a Dio alle lezioni lasciavano le note scritte, cosi’ passavo le mie serate a studiare con le note ed il dizionario, a volte mi venivano dei gran mal di testa, ma ero davvero entusiasta di quello che studiavo e applicarsi non era un peso! I primi 4 mesi erano un’esposizione all’evangelizzazione, dal suo contenuto teologico alle diverse metodologie e come comunicarlo con altre religioni:
tra gli hindu, tra i mussulmani, tra i sik, c’era lezione la mattina ed il pomeriggio avevamo la pratica andando nei vari ghetti delle subculture presenti in Inghilterra…e poi le varie metodologie: porta a porta, con il teatro, con i puppets, con lo sketchboard per la predicazione di piazza, tra i giovani, tra i bambini ecc…
Agli inizi degli anni novanta nelle chiese in Italia non erano molto conosciute queste metodologie e per me fu un’esperienza straordinaria, avendo fatto della creativita’ il mio lavoro secolare non potevo immaginare che in ambito ministeriale avrei potuto sfruttare questa parte della personalita’ che Dio mi aveva dato.
Intanto il mio inglese migliorava considerevolmente e gia’ potevo comunicare facendomi capire, ma grazie a Dio capivo piu’ di quanto potessi parlare e le lezioni diventavano sempre piu’ semplici da seguire, soprattutto quelle con basi teologiche, perche’ molti termini hanno radici latine e mi trovavo a spiegarne ai tedeschi il significato.
Pero’ la lingua parlata non mi serviva troppo in quanto i responsabili avevano notato una mia forte inclinazione alle arti teatrali tanto che fui immediatamente coinvolta con un gruppo ministeriale che girava nelle scuole. Non era normale che una del primo corso fosse gia’ coinvolta nel ministero, ma ebbi questo bellissimo privilegio e ne ero onorata, anche se questo significava lavoro in piu’.

“Bhe ma io ho ancora una collezione in corso, sono grossi investimenti, non posso lasciare…”
ma Dio mi aiuto’ e finii la collezione il giorno prima della mia partenza, di corsa preparai una valigia piena di vestiti pesanti, andavo verso l’inverno in un paese del nord Europa.
“Meglio prendere la macchina da cucire” e la misi un una valigia, non sono sarta,ma ho studiato tecnica sartoriale industriale, (gli stilisti devono sapere queste cose, altrimenti disegnano cose non fattibili) ma in questo caso, forse davanti a qualche necessita’ finanziaria mi sarebbe stata utile per sbarcare il lunario.
E cosi con uno zaino in spalla e due valige partii all’avventura.
Ricordo ancora, mi sembra di vedermi da fuori:
una ragazzina sul ponte di un traghetto che attraversava la Manica,
un mare agitato da stare male,
appoggiata allo scorrimano mentre guardo le bianche rocce di Dover che si avvicinano,
lacrime…
il sogno si avvera.

…quella mattina mi svegliai con questa frase in testa, mi girai di scatto:
LA SVEGLIA!!
Quella mattina mi dovevo alzare alle 6 perche’ dovevo prendere il treno per andare a Piacenza, avevo calcolato tutto:
se volevo tornare a casa entro la giornata dovevo partire a quell’ora.
Era un giorno importante: andavo a firmare i documenti per iscrivermi alla scuola missionaria.
Ero un terremoto quando dormivo e rompevo tutto quello che si trovava sul mio comodino, sveglia inclusa, e quella notte fu una di quelle notti…se non fosse stato per una rondine che mi sveglio’ alle 6 PRECISE chissa’ cosa sarebbe successo.
Il Signore ebbe la delicatezza di mandarmi una sveglia in forma di rondine per questo suo terremoto di figlia, forse permise il tutto per farmi capire che c’era il suo zampino.
Arrivai a Piacenza, ed il responsabile della missione mi spiego’ i documenti e poi mi disse di rifletterci ancora un attimino, prima di andare nel suo ufficio mi lascio’ una bibbia in Inglese
” Questa e’ per te, inizia a leggerla cosi’ ti inizi ad abituare alla lingua”
era una versione di quelle particolari, sapete quelle con gli articoli scritti qua e la prima di ogni libro, con le note per i giovani, una di quelle versioni che fanno per esempio per le olimpiadi… quella non so che edizione fosse, ma era piena di foto ed articoli vari.
Rimasi da sola davanti ai fogli da firmare, il centro di formazione si chiamava L.U.K.E.
“Signore dimmi un’ultima volta: e’ qui che devo andare?”
Lo so, quello che ho fatto poi e’ sbagliato, non si apre la bibbia a caso, ma nella mia fragilita’ avevo bisogno di un’ultima conferma (come se 8 mesi di conferme non fossero stati sufficienti)
Chiudo gli occhi, trattengo il respiro, prendo la bibbia ed apro a caso…
mi trovo davanti ad uno di quegli articoli ed il titolo era
GO GO GO
(traduzione vai, vai vai.)
E qui gia’ era abbastanza chiaro, ma quello che sto per dirvi mi fa venire i brividi ancora oggi…
il libro successivo, quello di cui vedevo il titolo in trasparenza era
LUKE ( evangelo di Luca )
quello che avevo davanti agli occhi era
GO GO GO LUKE

presi la penna e firmai.

…stilista di moda..
Quanto mi piaceva… ma ad un certo punto avevo la sensazione Dio mi dicesse:
“O ora o mai piu’…”
La conferma arrivo’ quando in quel periodo venne a trovarci il responsabile di una missione che mi chiese cosa volevo fare della mia vita… si inizio’ ad accennarne in modo serio alla famiglia…
intanto quello per cui avevo pregato per una vita mi sembrava di colpo dietro l’angolo e questo mi spavento’…
si parlava di andare a servire il Signore sulle navi di OM, ma il responsabile della missione mi scoraggio’ facendomi capire che, se mi volevo preparare per un servizio, sarebbe stata meglio una scuola di formazione missionaria.
La paura piu’ grossa era quella di non avere i fondi per pagare la retta, dover tornare indietro, aver capito male la voce di Dio, andare in un paese di cui non parlavo la lingua (avevo studiato francese non inglese).
Quanti timori, avevo solo 20 anni, ma nella mia fragilita’ continuavo a cercare in Dio la mia forza. Per un periodo di otto mesi Dio mi continuava a parlare, fu incredibile, ogni cosa mi parlava di missione, di andare…
Una sera fui invitata ad un incontro in un centro missionario, dove non mi conoscevano, e tuttora dubito sappiano chi io sia.
La tavola era apparecchiata e ogni posto aveva un pergamenina, mi sedetti per mangiare ed aprii la mia pergamenina
“NON TE L’HO IO COMANDATO SII FORTE E FATTI ANIMO PERCHE’ IO SARO’ CON TE OVUNQUE ANDRAI”
Oh Signore, sei veramente tu?
Controllai le altre pergamene, erano tutte diverse.
Ad un certo punto durante la preghiera il responsabile disse: forse c’e’ qualcuno tra di noi che si trova davanti ad una scelta importante, il Signore ti dice:
NON TE L’HO IO COMANDATO SII FORTE E FATTI ANIMO PERCHE’ IO SARO’ CON TE OVUNQUE ANDRAI
Non e’ possibile dissi tra me e me…quell’uomo non mi conosce…
Signore se sei tu parlami ancora…
L’ultimo canto era :
SII FORTE SII FERMO IL SIGNORE DIO E’ CON TE.
Un canto basato sullo stesso passo del libro di Giosue’.
Uscii fuori con il cuore caldo di quel calore di quando sai che Dio ti ha parlato.

DOVE TUTTO EBBE INIZIO
Ho incontrato Dio quando ero solo una bambina, ricordo ancora il momento in cui mi inginocchiai da sola nella mia stanza per chiedere il perdono di Dio e per chiedergli di entrare nella mia vita, gli chiesi di diventare il mio Signore, nel vero senso della parola, ed il mio salvatore, lo ringraziai per essere morto al posto mio sulla croce…
Non si puo’ spiegare a parole quello che provai, un’emozione fortissima e sinceramente inaspettata, ricordo che dovetti controllare se sotto le mie ginocchia ci fosse ancora il pavimento perche’ mi sembrava letteralmente di volare.
So che questo non succede a tutti quelli che fanno questo passo, ma credo che Dio mi fece vivere questa esperienza perche’ non voleva che la dimenticassi, come succede spesso succede con le esperienze vissute da bambini.
So che in quel momento e’ cambiato il destino della mia vita ed il mio destino eterno.
Quel Gesu’ che mi aveva salvato non mi ha mai abbandonato, ho avuto dei momenti in cui mi chiedevo il perche’ dei suoi silenzi, ma con il senno del poi ho capito un piano piu’ grande di quanto potessi immaginare.
Piu’ tardi, quando avevo 12 anni, ho detto a Dio: “manda me”;
Ero disposta a diventare una missionaria, ricordo che lo scrivevo anche nei temi a scuola quando chiedevano :” cosa vuoi fare da grande?”
Ricordo, che ero un’adolescente un po’ fuori dalle righe, spesso sola ed incompresa, ma sinceramente non me ne importava proprio, avevo un forte senso di appartenenza a Cristo, che non avevo bisogno di identificarmi in quei personaggi che spesso attraggono quegli adolescenti mancanti di senso di appartenenza e di identita’.
Ricordo che ero strana anche per la mia famiglia, ogni tanto di sera prendevo la mia coperta e me ne andavo al piano di sotto, stendevo la coperta per terra e inginocchiata passavo tanto tempo in preghiera conversando con Dio.

Ma sei sicura che sia Dio che ti sta chiamando? O sei tu che vuoi semplicemente andare alla ricerca di fama e gloria?
Questa frase mi feri’ profondamente, dopo la riunione in chiesa la domenica mattina, mentre parlavo con una persona sul mio desiderio di servire Dio, mi rispose seccamente con queste parole. Ricordo che passai quel pomeriggio a piangere e pregare dicendo: “Dio sei veramente tu che mi mandi o sono io che mi sto imponendo?”
Ricordo ancora il dolore in quella preghiera.
Quella domenica pomeriggio venne in chiesa uno scrittore cristiano che doveva parlare del tema del suo libro, un libro sul Re Saul, era la prima volta nella mia chiesa e non lo conoscevo.
Si alzo’ ed ando’ davanti a tutti dicendo: “scusatemi dovevo parlarvi del Re Saul, ma sento di dovervi dire altro.”
Il tema della sua predicazione fu Isaia 6:8
“Poi udii la voce del Signore che diceva:«Chi manderò? E chi andrà per noi?»Allora io risposi: «Eccomi, manda me!»”
Ascoltai a bocca aperta, Dio mi stava parlando per mezzo di questo uomo inconsapevole.
Ricordo ancora la frase: Dio vuole la tua disponibilita’, c’e’ tanto da fare, se ti chiedi se ti sta mandando o meno, ti stai facendo la domanda sbagliata.
Se ti senti inadatto, non ti preoccupare, anche Isaia si senti’ cosi’, ma il Signore lo preparo’.
Dio mi ha consolato in un modo meraviglioso.
A questo punto chiesi: “Signore se devo diventare una missionaria sarebbe bene che io diventi un’infermiera” dal momento che questo era il ruolo che spesso ricoprivano le donne missionarie di cui conoscevo la vita, ma mi piaceva anche molto disegnare abiti e mi affascinava l’espressione artistica in generale, cosi’ chiesi:
“Devo diventare stilista di moda o infermiera? ”
Bhe per tirarla breve tra una cosa e l’altra mi faceva sempre capire che dovessi diventare una stilista di moda…ma dal momento che io la trovavo una professione incompatibile con la missione, credetti che forse avevo capito male le istruzioni ed intrapresi cosi’ gli studi per diventare un’infermiera.
Sbagliando…
Per renderla breve, perche’ non sarebbe il caso metterci una vita per leggere la mia vita,
iniziai con gli studi da infermiera e finii con gli studi per diventare stilista di moda.
Un lavoro che mi appassionava moltissimo, era bello anche fare gli straordinari quando si era “in collezione”, era una bella emozione vedere le mie prime creazioni indossate da gente incontrata per caso.
Ma sapevo che sarebbe stato temporaneo, che sarebbe arrivato il tempo di partire.
Presto raccontero’ il resto…

ma chissa’ se qualcuno legge cosi’ tanto in internet…